I buchi neri del web
A black hole is a region of space whose gravitational force is so strong that nothing can escape from it. Nasa.gov.
Black Hole SEO is the deeper darker version of black hat. Eli (bluehatseo.com)
Con queste due citazioni voglio introdurre il concetto di black hole site: siti che si comportano come buchi neri.
Un buco nero è una regione dello spazio la cui forza gravitazionale è così forte che nulla può sfuggire da essa. Il black hole SEO è la versione più oscura e profonda del black hat.
Che cosa ha a che vedere l’astrofisica con il mondo SEO? E cosa significa che un sito si comporta come un buco nero?
Come è ben noto, un buco nero può soltanto attrarre al suo interno qualsiasi cosa, anche la luce, e non lascia uscir fuori nulla. Un buco nero, quindi, prende, ma non concede. Allo stesso modo un sito black hole attrae link, backlink, ma non ne concede.
Il flusso del link juice[1] resta quindi confinato nel sito, non esce.
Esempi di siti black hole
Analizzo ora due siti che si comportano come buchi neri. Due siti il cui link juice resta confinato all’interno del sito, rafforzando, quindi, il sito stesso.
Il primo di questi è la ben nota enciclopedia libera Wikipedia, l’altro è la testata giornalistica ADNKronos.
Il buco nero Wikipedia
Wikipedia utilizza l’attributo “nofollow” nei link esterni. Questo significa che quei link non vengono considerati dai motori di ricerca nel calcolo del ranking, non avranno quindi importanza per migliorare la posizione delle pagine linkate nelle serp.
Un link viene mostrato in questo modo:
<a href="http://www.nomedelsito.it" rel="nofollow">pagina linkata</a>
L’utilizzo dell’attributo nofollow dà al sito pieno controllo sui link in uscita e mantiene alta l’autorità e la pertinenza del sito agli occhi dei motori di ricerca.
Wikipedia utilizza inoltre i link interni. Ogni volta che deve fornire all’utente un link di approfondimento su un suo argomento, linka una pagina interna del sito. Il link juice di ogni pagina di Wikipedia, quindi, resta confinato all’interno di Wikipedia.
L’autorità, la credibilità, la pertinenza per parole chiave non sono mai cedute, rafforzando sempre di più il sito. Non solo, ogni volta che linkate Wikipedia cedete una parte del vostro link juice a Wikipedia, rafforzandola ancora di più.
Wikipedia è un enorme buco nero del web, che cattura link da ogni parte della rete, ma da cui non può sfuggire neanche una goccia del link juice acquisito.
Il buco nero ADNKronos
La testata giornalistica ADNKronos utilizza due tecniche differenti per mantenere inalterato il proprio livello di link juice.
Spesso nelle notizie pubblicate c’è la necessità di parlare o di accennare a un sito esterno. In quel caso la pagina della notizia mostra semplicemente la url (non attiva) del sito di cui sta parlando. Ecco un esempio preso da una notizia:
Per info https://www.securitysummit.it/page/hackingfilmfestival
Il lettore è quindi costretto a copiare quella url e a incollarla nel proprio broswer, per poter visitare quel sito.
Altre volte il link è stato invece inserito attivo, l’utente poteva quindi cliccarci e visitare la pagina esterna.
Non proprio. Esaminando il codice sorgente della pagina il link, che ho preso da un’altra notizia, è scritto in questo modo:
<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/ext/Links.php?id=http://www.eurodap.it/Default.aspx" target="http://www.adnkronos.com/IGN/ext/Links.php?id=http://www.eurodap.it/Default.aspx">www.eurodap.it</a>
Su ogni link esterno ADNKronos aggiunge:
http://www.adnkronos.com/IGN/ext/Links.php?id=
E se andate su quel link troverete scritto: “stai navigando su un sito esterno a (logo di ADNKronos).
Il codice sorgente della pagina mostra:
<frameset id="frameset" rows="45,*">
<frame name="" id="topframe"src="01.php" scrolling=no marginwidth=0 marginheight=0 border=0 noresize=yes frameborder=0">
<frame name="" id="mainframe" src="" scrolling=yes marginwidth=0 marginheight=0 frameborder=0 noresize=yes>
Un frame, quindi. Ogni sito esterno linkato viene mostrato all’interno di un frame, all’interno, quindi, del sito stesso di ADNKronos. Quel link non cede nessuna goccia del link juice di ADNKronos alla pagina linkata.
Link condom
Sia Wkipedia che ADNKronos- che tanti altri buchi neri del web- utilizzano i cosiddetti link condom[2], profilattici per i link… il termine è davvero azzeccato, non se ne poteva trovare uno migliore.
Rivestire i propri link esterni con dei profilattici virtuali (niente lattice, che inquina, ma puro codice) che proteggono il sito dalla perdita di link juice e non permettono ai siti linkati di “contrarre” un po’ di ranking.
Questi siti vivono grazie al contributo di altri, ma non danno nulla in cambio. Eticamente l’uso dei link condom è sbagliato.
Tutto questo fa godere di buona salute i buchi neri, e permette loro di dominare le serp.
Dominare le serp
Questi enormi buchi neri riescono, grazie alla loro politica, a dominare le pagine dei risultati, così che risulta difficile scalzarli dalle prime posizioni nelle serp.
Acquisendo sempre più link e non concedendo nulla ai siti linkati, i buchi neri si rafforzeranno sempre di più, indebolendo gli altri siti.
In questo modo i buchi neri diventeranno sempre più delle vere e proprie autorità nei confronti dei motori di ricerca e quella “meritocrazia” che dovrebbe invece imperare nel web, secondo me, sarà sempre più diluita.
Come sostiene il blog Seoblackhat:
The dynamics of Google’s current algorithm tend to create black holes. The homogeneous nature of the SERPs will only become more pervasive over time. In the near future, expect to see the same pool of 40 or so black holes account for ~70% of all top 10 results.
“La dinamica dell’attuale algoritmo di Google tende a creare buchi neri. La natura omogenea delle serp diventerà soltanto più penetrante col tempo. Nel prossimo futuro mi aspetto di vedere lo stesso gruppo di 40 o più buchi neri rappresentare il 70% circa di tutti i primi 10 risultati.”
Se questa previsione si dovesse rivelare esatta, la situazione sarebbe veramente triste.
Note
[1] – Link juice è un termine coniato dal SEO Greg Boser ed indica la qualità della forza di un link.
Se una pagina web ottiene backlink da pagine esterne di alta qualità, quella pagina, e il sito che la contiene, acquisterà una sensibile importanza e credibilità. Importanza e credibilità che si traducono in un alto ranking nelle serp.
Si può spiegare il link juice in maniera quasi letterale: ogni pagina contiene un certo livello di link juice ottenuto da svariate risorse. Più i motori di ricerca considerano i contenuti di un sito di grande pertinenza per una data parola chiave e di grande autorità sul proprio argomento, più la pagina linkata può essere “riempita” con il link juice.
Più è alto il livello di link juice che una pagina contiene e più è alta la qualità e la pertinenza di quella pagina agli occhi dei motori di ricerca. Quando si linka una pagina, una parte del link juice della pagina linkante viene ceduta alla pagina linkata. Va a diminuire, in questo modo, la quantità di “succo” della pagina linkante. Torna al punto che stavi leggendo.
[2] – Link condom: qualsiasi metodo usato per evitare di passare link puliti a un’altra pagina, o evitare possibili risultati dannosi appoggiando un cattivo sito con link in uscita, o scoraggiare link spam nei contenuti generati dagli utenti. Torna al punto che stavi leggendo.
Sitografia
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© 2008 - 2012
18 giugno 2009 alle 13:46
E per quanto riguarda gli iframe ?
18 giugno 2009 alle 14:08
Ciao Alessandro,
l’iframe è sempre un frame, vale quindi il discorso fatto per ADNKronos.
18 giugno 2009 alle 14:26
questo era quello che pensavo anch’io fino a oggi
ma leggi qua l’ultima di Cutts:
http://www.seomoz.org/blog/google-says-yes-you-can-still-sculpt-pagerank-no-you-cant-do-it-with-nofollow